Se sei il direttore (o il vice o magari andrà bene anche solo farne parte, più in là), non puoi essere eletto in Parlamento. La nuova battaglia di “civiltà” del Movimento Cinque Stelle è quella di escludere i giornalisti dalle cariche elettive e porta la firma di tal Giuseppe Brescia.
Chi vuole candidarsi dovrà dimettersi (almeno) sei mesi prima dell’accettazione della candidatura ma tranquilli perché se si sciolgono prima le Camere il termine scende a sessanta giorni. Si tratterebbe di una mossa finalizzata a soddisfare l’esigenza di “evitare la captatio benevolentiae degli elettori” o, comunque, evitare sovraesposizioni potenzialmente turbative della par condicio “che deve essere assicurata a tutti i candidati”. Insomma, il metodo rodato: interpretazione estensiva di una norma per chiudere la possibilità di candidatura. Una vera follia, dal momento che tanta visibilità corre sui social, perché non imporre la chiusura degli account degli aspiranti parlamentari? E come potrebbe trovare applicazione la legge se – per dirne una – il direttore di un quotidiano locale di Canicattì viene candidato in un collegio trentino dove il suo giornale non arriva?
E poi, detto tra noi, perché non silenziare il sacro blog prima di ogni elezione, dal momento che funge da giornale e non fa altro che, da centrale di propaganda, perseguire l’obiettivo della “captatio” nei confronti dei cittadini elettori?
Il progetto anti-giornalisti del M5s prosegue. E (anche stavolta) nessuno osa muovere un dito.
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